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Salone 2013: Lo stand, un nuovo abito su misura

Tra gli scaffali dell’ ufficio marketing in Pianca si può trovare un un curioso libro, “Gentlemen of Bacongo”, un libro del fotografo Daniele Tamagni.

Non che c’entri particolarmente con il design ed il Salone del Mobile nello specifico, ma è interessante come spunto per questo post (inoltre c’è sempre una certa difficoltà a cominciare a scrivere senza scadere nelle banalità). E’ un servizio fotografico incentrato su un gruppo di abitanti del quartiere di Bacongo a Brazzaville (Congo) appartenenti alla Sape (acronimo per Societe des Ambianceurs et des Personnes Elegantes), in poche parole un circolo di persone con il culto dell’eleganza, eleganza che si riflette ovviamente sull’abbigliamento (del tutto discutibile secondo i nostri parametri di gusto), ma anche in tutti gli aspetti della loro vita, con un vero e proprio codice d’onore e delle rigide regole comportamentali. I Sapeurs, questo il nome degli appartenenti al circolo, sono degli eleganti gentlemen.

Ne sorge una riflessione estemporanea sul fatto che l’abito, a differenza del noto adagio, fa quasi sempre il monaco, ed è certamente fondamentale in quanto da esso traspare molto di chi lo indossa. Si può fare della filosofia, discuterne ore ed ore, qualcuno riuscirebbe a litigare anche al riguardo, ma alla fine di tutti i discorsi ci troveremmo d’ accordo su questo punto.

Nell’ esperienza di una fiera di arredamento, l’abito è rappresentato dall’insieme di stand e allestimento. E’ un vestito fatto di architettura, di colori, di luci, di oggettistica etc… tutto quello che viene creato e posto attorno ai prodotti per proporli al meglio.

Le scuole di pensiero sono le più disparate riguardo a quale sia la miglior strategia e in cosa consista effettivamente il “meglio” per mostrare un mobile: 

c’è chi evoca quanto più possibile luoghi domestici, procedendo così per simulazione e proponendo il prodotto come una parte di un “insieme casa” ricco di oggetti e suppellettili (col rischio reale di perdere il singolo all’interno del tutto), c’è chi al contrario intende porre l’attenzione solo su di esso, creandogli il vuoto (spesso bianco) attorno, eliminando ogni orpello che possa distrarre (con il rischio di non creare una forte identità), c’è chi punta a stupire con installazioni irreali e particolari (spesso col rischio di creare un effetto fumo negli occhi) e chi crea seste teatrali in cui il prodotto è posto come su un palcoscenico, evidenziato da artifici scenografici, luci e piedistalli, invitando il visitatore alla contemplazione (creando però automaticamente un certo distacco).

Giunti alla 53 edizione di questa importantissima manifestazione, si può constatare che ogni strada è buona e cattiva allo stesso tempo, adatta o meno, a seconda dello scopo da raggiungere e dell’identità dell’azienda.

Come PIANCA, ci siamo trovati  quest’anno ad interpretare un cambiamento, cambiare stand come evidenza di un cambiamento dei tempi e con essi dell’ Azienda.

Abbiamo, però, deciso di seguire una strada nostra nell’allestimento, che non andasse in nessuna delle direzioni appena elencate, scansandole, tenendo una giusta equilibrata via tra esse:

ambientare con rigore, evidenziare il prodotto senza creare distacco dal suo utilizzatore potenziale.

Lo stand  è stato generato con razionalità e spontaneità allo stesso tempo;

in collaborazione con lo studio MILANOLAYOUT, sotto l’art direction dello studio Bruno Fattorini & Partners presenta un guscio, di acciaio e pietra, nello specifico kerlite, che con assoluta semplicità riusciva a donare un impatto quasi monumentale.

la struttura, una gabbia modulare, è intesa per poter essere smontata e rimontata; lo scopo, oltre al contenimento dei costi, è la riduzione del materiale utilizzato, degli scarti e l’ introduzione del concetto di sostenibilità all’interno del brief di progettazione del nostro stand, come già realtà per ogni prodotto dell’Azienda.

All’interno, un unico grande ambiente aperto diventa spazio espositivo, semplice e razionale, spezzato appena da bassi divisori

Impostato su toni chiari, in netta controtendenza con ciò che si è potuto vedere presso molte altre aziende concorrenti, e caratterizzato da un’illuminazione costante ma non invasiva dello spazio, si è distinto per uno degli stand più luminosi e di facile lettura al Salone (oltre che più comodo da girare!!!!!)

L’attenta selezione di oggetti e tessuti operata dallo stylist Stefano Gaggero, infine, ha avuto il compito tutt’altro che semplice di scaldare ed identificare gli ambienti domestici sviluppati attorno alle nuove collezioni.

L’abito non farà il monaco ma fa un’ottima presentazione e francamente è ciò che più ci interessava.

Che altro aggiungere? grazie a tutto il team, anche a chi non abbiamo citato ma artefice fisico (la società Stipa), senza dei quali non sarebbe stato possibile tutto questo.

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Responses to “Salone 2013: Lo stand, un nuovo abito su misura”

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